Venerdì 13 ottobre 1307
La carrozza proseguiva dritta per la sua strada, diretta ad un anonimo paesino delle Ardenne nelle ore precedenti al tramonto. Dopo il lungo viaggio da Parigi erano esausti. Nei tre giorni precedenti si erano fermati ad ogni stazione di posta prendendo con loro tutti quelli che volevano spostarsi nei villaggi vicini, facendosi pagare un prezzo esiguo per il tempo. La guerra tra Francia e Inghilterra era ancora in atto e nessuno si preoccupava di controllare un anonimo duo di viaggiatori.
Emile aveva cambiato aspetto. Si era fatto crescere la barba ed aveva tinto un poco i capelli con una mistura di uova e qualche altro intruglio preparato dal buon Vael, eccellente provetto alchimista. Lo stesso servitore aveva acquistato abiti più puliti e più simili ad un socio che ad un semplice valletto. Inoltre avevano persino cambiato nome per prudenza, adottando alcuni documenti falsi ben mascherati. Emile aveva preso il nome di Simon de Ville, mentre Vael quello di Hugo de Dijon.
Quella sera comunque le porte del piccolo villaggio, verso cui si erano diretti, non erano ancora state chiuse e il guardiano, preposto al loro controllo, un vecchio dall’aria annoiata, se ne stava nella sua casa appena dietro i battenti.
<<Siamo arrivati in tempo eh messere? Dio non voglia che ci lasci alla mercè di briganti e scansafatiche!>> Cercò di scherzare Emile facendo un largo sorriso al guardiano delle porte.
Questi si mosse a malapena senza sorridere.
<<Non ce n’è bisogno. Parte dell’esercito del Re è qui dalla mattina.>> Commentò questi tornando a prestare attenzione alla sua pipa.
<<L’esercito reale è qui? E come mai di grazia?>> Chiese Vael assumendo un aria più ammirata che sorpresa, quasi a distrarre il vecchio dall’aspetto preoccupato di Emile.
<<Ah! Abbiamo solo saputo che tutti i Templari di stanza qui sono stati arrestati con l’accusa di eresia. Verranno portati a Parigi o nella città più vicina per essere giudicati domani mattina.>> Concluse il vecchio tornando dentro la sua abitazione.
Emile e Vael con un gesto d’intesa proseguirono per la via principale diretti alla piazza.
Una volta raggiunto lo spiazzo aperto videro un drappello di soldati a cavallo venire verso di loro. Gli altri, stavano tenendo sotto la minaccia delle lance 4 soldati Templari.
<<Altolà!>> Urlò uno degli ufficiali mentre un soldato spostava la lancia verso Emile che conduceva. <<Intimate ai vostri passeggeri di scendere e farsi riconoscere o sarete il primo a pagarne le conseguenze!>>
<<Messere, di grazia perchè pensate che un passeggero di un povero cocchiere possa aver pietà della nostra anima? Chiedete loro di scendere e vedrete che non hanno nulla da nascondere!>> Mormorò Vael senza dare il tempo all’ufficiale di controbattere. L’uomo convinto dalle parole del giovane si spostò per far scendere i passeggeri.
Dopo una veloce perquisizione dei bagagli e dei mercanti la carrozza fu fatta proseguire fino alla locanda. Ma nell’animo di Emile qualcosa si stava già smuovendo. Nel giro di un ora le notizie che arrivavano dagli altri villaggi parlavano di arresti, schermaglie e morti da parte di entrambi i fronti. Templari e soldati del Re si stavano dando battaglia per sopravvivere ma i primi non avrebbero resistito molto. L’azione combinata del Re e del Papa fu fatale all’Ordine e al cambiamento introdotto da De Molay, che aveva dato ordine di non attaccare. La mattina di quel venerdì le missive spedite dai due sovrani, furono aperte contemporaneamente in tutte le sedi dei gendarmi, ed i soldati del Re non fecero altro che il loro lavoro fiondandosi nelle Commende e nei Templi per arrestare i servitori armati della Croce. Gli armati francesi tuttavia cercarono sempre un pretesto per non dover portare quegli uomini al servizio di Dio, al processo ed alla tortura. Anche loro volevano divertirsi. Una volta presentati gli ordini del Papa, i Templari non poterono fare altro che deporre le armi.
Emile e Vael erano scossi. Non avrebbero mai pensato che tanta violenza, nei confronti dei Templari al servizio della cristianità per due secoli, potesse avere un simile epilogo. Alla notizia che anche il Gran Maestro era stato catturato il figlio di De Molay cercò di resistere a denti stretti, tanto che l’oste insospettito continuava a guardare i due. Vael molto più abituato al dover sopportare le angherie ed i soprusi altrui se ne accorse subito e con un abile movimento della mano fece scorrere una piccola polvere bianca nel boccale del padrone, che poco dopo dette di stomaco.
<<Ancora non è ripreso. Troppo presto per mettersi in movimento!>> Commentò Vael verso l’oste mentre spargeva un pò di segatura.
Per quel momento tutti i sospetti su di loro furono sviati.
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La mattina dopo si accorsero che i Templari erano stati portati via di buon ora e tutta la guarnigione reale si era spostata con loro lasciando il piccolo villaggio in un apatia sconcertante. A prendere possesso dei territori Templari furono lasciati due inquisitori e un piccolo drappello di uomini, pronti a riscuotere le rendite Templari e a metter mano sui raccolti e sui terreni lasciati in gestione ai poveri contadini.
Emile e Vael partirono di buon ora, poco dopo il sorgere del sole con l’intenzione di mettere tra loro e l’esercito del Re la massima distanza possibile. Si fermarono solo due ore, a mezzodì, presso una stazione e poi ripartirono dirigendosi verso il confine a passo lento, non avrebbero messo fretta ai cavalli, e decisero d’inventare la storia di una dama tedesca che aveva richiesto i loro servigi per un trasporto verso Nizza. Tuttavia a poco più di un miglio dalla stazione dovettero cambiare i loro piani.
Il clangore delle spade in battaglia, si fece udibile alle loro orecchie dopo aver girato una curva. In una radura poco lontana intravidero le insigne del Tempio scontrarsi con quelle del Re francese e non poterono lasciar perdere. Entrambi smontarono da cavallo, misero mano alla spada ed avanzarono veloci per circa 50m. Tra gli alberi intravidero un carro Templare delle imposte, che forse portava l’oro al Tempio del villaggio e poi da questi si sarebbe diretto verso Parigi. Due Templari giacevano a terra con le vesti macchiate di sangue, quattro guardie del Re erano poco lontane da loro riverse a terra. Altri tre Templari invece stavano fronteggiando le otto guardie rimaste, ma nel momento in cui Emile e Vael fecero la loro comparsa, due dei Cavalieri caddero portandosi con loro i nemici.
Pronti a divertirsi con l’ultimo Templare rimasto, ferito ad una spalla ed alla gamba, i sei soldati non si accorsero delle lame infuriate di Emile e Vael che saettarono contro di loro. Due morirono infilzati alla schiena, ad uno venne recisa la giugulare nel tentativo di deviare il colpo nemico. Le altre tre guardie si batterono con coraggio ma nulla poterono contro i veloci assalti dei due “cocchieri”. Più leggeri ed atletici costrinsero le guardie spalle al carro e le finirono velocemente.
<<Soccorri il nostro amico io porto la carrozza!>> Comandò Emile tornando verso la strada per poter spostare il loro mezzo di trasporto lontano da occhi indiscreti. Una volta tornato al campo si accorse che Vael aveva un’aria strana.
<<Sono tutti morti, ma qui abbiamo un problema!>> Esordì indicando l’ultimo Templare.
Già lui si era reso conto del numero dispari dei Templari, solo osservando in volto l’ultimo cavaliere capì il motivo.
<<Una recluta.>> Mormorò senza mostrare sbigottimento.
La donna dalla chioma bionda, intrecciata sulla nuca, e dagli occhi castani incrociò lo sguardo di Emile e Vael quasi sfidandoli.
<<Lasciatemi e lasciate il carro. Quest’oro è per il Tempio e non per dei briganti.>> Commentò lei con la spada ancora in mano pronta a combattere con i due.
<<Sentito Vael? Adesso siamo pure dei briganti!>> Sorrise Emile verso Vael.
<<Oggigiorno ne convenite, i lavori si acquisiscono e si lasciano in un battito di ciglia.>> Rispose il servo con un leggero movimento del capo. <<Mia signora, non siamo banditi, siamo... beh, è un poco difficile da spiegare. Tuttavia permettetemi di curarvi e di mettervi al sicuro!>> Terminò Vael mettendo via la spada e mostrando lei la sacca con gli unguenti.
<<I Cavalieri mi aiuteranno. Saranno presto qui!>> Rispose lei non molto convinta.
<<I Templari non verranno!>> Disse Emile spostandosi verso i corpi delle guardie, iniziando a disporli in modo diverso. <<Sono stati arrestati, catturati, uccisi ed alcuni perfino torturati. L’Ordine è stato soppresso con la forza e con l’inganno da Filippo Re e dal Papa Clemente.>> Concluse continuando la sua opera.
<<Mentite! Volete il nostro denaro...>> Cominciò fervente la ragazza prima di essere interrotta dallo sguardo e dal cenno di Vael.
<<Mia signora permettetemi di presentarvi il mio signore. Emile De Molay, figlio del Gran Maestro del Tempio!>> E così facendo, da una piccola rientranza nel fodero, ne estrasse un piccolo sigillo, mostrandolo a lei.
<<Non era necessario dirglielo.>> Mormorò Emile sistemando una delle guardie del re sul corpo esanime di un Templare, con la spada del Cavaliere conficcata tra le carni. <<In questo modo penseranno che i Cavalieri abbiano ucciso il drappello. Ora voi fatevi aiutare da Vael, poi ci metteremo in marcia. Qui lasciate le vostre insigne Templari, l’oro ed il vostro sconforto. Abbiamo un compito a cui assolvere e Dio non voglia che abbandoni un fratello!>> Terminò Emile dirigendosi verso la carrozza.
Qualche minuto dopo Vael raggiunse il padrone e dopo di lui anche la ragazza si avvicinò loro. Le vesti Templari erano state sostituite da un completo di pelle e da una camicia bianca, al fodero portava una spada corta e la cotta di maglia.
<<Abbiamo gettato nel fuoco la mia casacca. Queste erano le mie vesti prima del giuramento, ma non posso lasciare la cotta poichè si accorgerebbero della presenza di un quinto uomo e verrebbero a cercarmi.>> Disse lei.
<<Si sorprenderebbero nel trovare una fanciulla invero.>> Concluse Emile facendo cenno a Vael di occuparsi della cotta, che come le altre vesti dei due, venne nascosta nel doppiofondo della carrozza.
La ragazza venne fatta accomodare all’interno della cabina dove si addormentò poco dopo spossata ed avvilita dallo scontro e dalle notizie portatele.
“Chi è la ragazza e dove stanno andando questi tre?” Si domandò Ewan conscio del fatto che di li a qualche istante si sarebbe svegliato.