Presente
Ewan aprì gli occhi lentamente. Si trovava ancora nella sua stanza dell’infermeria ed ancora una volta aveva sete. Girando la testa verso l’ingresso e verso il comodino, cercò un bicchiere o una bottiglietta d’acqua pronto a dissetarsi, ma non trovò nulla.
<<Lei è un paziente straordinario signor Cooper!>> La voce di donna proveniva dalla sua destra.
Girando il capo Ewan fermò lo sguardo sulla figura longilinea della dottoressa Mitchell che si girò ad osservarlo.
<<Come ha detto che mi chiamo?>> Chiese lui con finta apatia cercando di apparire convincente.
<<Ewan Cooper.>> Rispose lei dopo un attimo d’incertezza. Poi rivolgendogli un lieve sorriso si spostò per mettere tra le labbra del suo paziente una piccola cannuccia, collegata ad una bottiglia d’acqua naturale.
Ewan bevve cercando d’ingerire più acqua possibile, ma ad un certo punto, la dottoressa ritirò la bottiglia posandola sul comodino e detergendo con un tovagliolo il mento del paziente dove l’acqua era uscita.
<<Non così in fretta signor Cooper. Non le fa bene ingerire troppi liquidi per ora.>> Precisò lei con tono quasi materno.
<<Dove mi trovo?>> Chiese lui portando avanti la sua messa in scena tanto per guadagnare tempo in vista di uno spiraglio di salvezza o di notizie certe sul suo futuro. Cosa lo aspettava nell’immediato? Vidic sarebbe tornato all’attacco cercando di farlo entrare nell’Animus per rivivere i ricordi di Emile? Si guardò attorno mentre la dottoressa parlava ma non scorse nessun Animus, nessun supporto di memoria. Com’era possibile che potesse rivivere quei ricordi senza la macchina? Stava per caso sognando, immaginando tutto?
<<Sei nell’infermeria del grattacielo Abstergo al decimo piano. Io sono la dottoressa Alexie Mitchell, responsabile di questo reparto e di quello accorpato alla ricerca e alla modifica del DNA.>> Rispose lei cercando nello sguardo di lui qualche segno di ripresa. Anche se non lo dava a vedere qualcosa nella sua mente le diceva che lui mentiva. Una simile attività cerebrale non poteva avergli fatto dimenticare tutto.
<<Abstergo? Non sono in un Ospedale?>> Domandò chiudendo gli occhi per qualche istante lasciandosi andare ad una lieve smorfia di dolore. Se quello che la dottoressa gli diceva era vero, i primi Animus erano venti piani sotto di lui mentre gli altri erano molto più in alto.
<<No. Lei è un nostro dipendente e la clausola 24.3 ci impone da contratto di assistervi per ogni evenienza. Sia essa odontoiatrica che tumorale. In pratica abbiamo un assistenza medica che copre qualsiasi malanno o incidente. Incidente che nel suo caso si è rivelato particolarmente grave signor Cooper. Lei è stato clinicamente morto per più di 6 minuti. Il che la rende un paziente particolarmente speciale.>> Lo informò la dottoressa osservando l’aria sbigottita e spaventata del giovane.
<<Morto? Com’è... dov’ero?>> Chiese lui. Anche se già lo sapeva, voleva sentire dalla dottoressa se gli avrebbero raccontato la verità o se, com’era già successo alla sua assunzione, gli avrebbero mentito.
<<Da quanto ne so, sembra che una macchina che stava riparando sia andata in cortocircuito scaricandole in corpo una dose eccessiva di elettricità che l’ha portata allo shock.>> Concluse lei spostando il volto da un’altra parte. Lo sguardo che Cooper le aveva rivolto in attesa di quella risposta la faceva sentire a disagio.
Ewan capì subito che l’Abstergo non stava prendendo per i fondelli solo lui, ma anche la dottoressa Mitchell. Oppure anche lei voleva nascondergli qualcosa?
<<Bene. Tornerò da lei alle 12 in punto. Mi raccomando, beva poco e a piccoli sorsi. Se ha bisogno di qualcosa troverà il pulsante alla sua destra. Nel cassetto invece c’è il telecomando per il Network se vuole vedere la TV o ascoltare musica... beh, immagino che sappia come funziona. Arrivederci signor Cooper!>> Concluse lei uscendo dalla stanza.
Ewan sapeva che gli sarebbe stato difficile fuggire da quella struttura, ma sapeva anche che quella dottoressa non lo avrebbe lasciato alle grinfie di Vidic tanto presto. Lo aveva capito da due cose: in primo luogo una dottoressa responsabile di ben due divisioni non l’avrebbe visitato di prima mattina, imboccandolo come se fosse stato suo figlio; in secondo luogo lei voleva da lui qualcosa. Lo aveva capito dal suo sguardo. Che anche lei volesse la stessa cosa di Vidic? Forse erano due rivali che si contendevano lo stesso giocattolo?
Pensarci in quel momento non aveva senso. Si girò di lato, prese il telecomando e cercò delle vecchie Hit nel suo database personale. Digitò uno e poi casuale; e mentre le note di “Every Teardrop is a Waterfall” dei Coldplay si espandevano nella stanza, lui cadde di nuovo tra le braccia di Morfeo.