Lunedì 9 ottobre 1307
<<Emile. Emile svegliati per favore. Non poltrire come al tuo solito!>> Una voce di donna cercò di svegliarlo.
“Non mi chiamo Emile! Lasciatemi dormire!”
<<Andiamo Emile. Tuo padre ti ha convocato. Presto vestiti!>> Un ultimo tocco della donna e finalmente gli occhi del giovane si aprirono.
“Ma chi cazzo è Emile? E... dove diavolo sono?”
<<Oh! Padre. Cosa vorrà da me stavolta?>> Esordi una voce. Ed Ewan si accorse che non era la sua.
Si trovava su un pagliericcio, comodo ma non molto profumato. Sopra di lui le assi di un tetto in legno rendevano la stanza monotona. Se non fosse stato per le pareti in calce e con qualche insegna avrebbe creduto di trovarsi in una stalla. Sebbene fosse spartana, la stanza aveva un piccolo camino, un tavolo un armadio e qualche sedia.
Il giovane si vestì in fretta e furia. Mise la casacca, la leggera cotta di maglia, le cinture, gli stivali e legò la sua spada al fodero. Sceso di sotto, si guardò velocemente attorno per cercare la sua colazione.
<<Niente colazione stamane padron Emile.>> Un servo vestito solo di una consunta casacca nera attendeva il giovane alla porta. <<Suo padre l’attende alla Commenda il più presto possibile. Sarò lieto di prepararvi un lauto pranzo successivamente.>> Fuori poteva intravedere il suo cavallo preferito già pronto per il viaggio.
<<Grazie Vael. I tuoi servigi mi sono cari e la tua prontezza è encomiabile.>> Rispose Emile con un lieve sorriso avviandosi verso il destriero dove Vael, dopo aver ringraziato il padrone con un inchino lo aiutò a salire. Poi a sua volta salì su un modesto ronzino per seguirlo.
“Ma cosa diavolo sta succedendo? Sono in un ricordo? Com’è... Vidic. Oh diamine... non è possibile. Fatemi uscire!!”
Ewan si trovò a vorticare di nuovo. Tutto divenne scuro e poi finalmente la luce.
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La vista, che si poteva ammirare da dietro l’enorme vetrata del palazzo dei Templari era straordinaria. L’azzurro della Senna consentiva ai raggi solari di illuminare gran parte della stanza con il suo riverbero. Poco più in la, maestosa nella sua architettura, la Cattedrale di Notre-Dame veniva portata alla luce da mani esperte e lavoratori instancabili.
Fin dal 1163, anno d’inizio dei lavori, la Cattedrale ebbe bisogno di continui ritocchi o allargamenti e negli ultimi tempi i ponteggi per il rafforzamento delle pareti laterali e quelle per la costruzione del nuovo abside consentivano ai giovani cavalieri di poter ammirare l’interno della costruzione come mai occhio umano avrebbe potuto. Emile e Vael, immobili di fronte all’immagine di quella costruzione non poterono che ammirare il lavoro dei tanti operai.
<<Vael. Credi che ne vedremo mai il termine?>> Chiese Emile con una nota d’emozione nella voce. Lui, fervente cattolico, avrebbe voluto contribuire con le sue mani alla grande opera.
<<Sono sicuro che Nostro Signore e Nostra Signora vi concederanno questo onore.>> Rispose Vael prostrandosi in un inchino.
<<Ed io sono convinto che non la vedrò!>> S’intromise una voce che fece sussultare i due.
Girandosi verso l’uomo appena comparso alle loro spalle i due s’inchinarono portando la destra al petto.
“E’ lui! E’ l’ultimo Gran Maestro dei Templari!”
Jacques De Molay, sebbene avesse 64 anni, aveva ancora un fisico robusto e con muscoli scattanti. La spada lunga che portava al fodero ne era una prova sufficiente. Quell’uomo da solo avrebbe ancora potuto affrontare mille giovani cavalieri senza riportare un solo graffio.
<<Padre. Mi avete fatto chiamare?>> Domandò Emile sapendo già la risposta.
<<Si figlio mio. Seguimi!>> intimò Jacques De Molay, prima di voltarsi verso Vael. <<Anche tu Vael.>>
I due non si fecero ripetere l’ordine e seguirono De Molay per corridoi e porte segrete fino alla parte più alta della Commenda. Jacques li fece accomodare entrambi prima di sedere a sua volta dietro un tavolo pieno di libri, carte ed altri oggetti.
<<Ho saputo che hai fatto tardi ieri sera figlio mio!>> Non era una domanda.
<<Ieri sera mi sono addestrato con il precettore Faberon fino a tarda notte padre. Vi chiedo perdono se ho ritardato alla vostra chiamata.>> Esordì Emile chinando il capo.
Vedendolo pensieroso Emile accennò ad una domanda.
<<Padre vi vedo affranto. E’ forse successo qualcosa di brutto? Vi ho forse deluso in qualche modo?>> Domandò Emile. A lato Vael si mosse impercettibilmente pronto a difendere il suo padrone da accuse infamanti. A sua memoria comunque Emile non si sarebbe dovuto scusare di nulla.
<<No Emile. Non mi hai affatto deluso. E' questa faccenda non riguarda te, ma me e l’Ordine. Eventi imminenti mi portano a supporre che i Templari abbiano vita breve. Sai di Jean de la Tour e delle sue azioni ignobili. Temo che complotti contro di noi. Per sicurezza devo chiederti un piacere enorme. Devo chiederti di rinunciare al tuo nome e di fuggire dalla Francia!>> Annunciò De Molay guardando il figlio in modo greve.
<<Padre ma se avete timore del fratello de la Tour perchè non lo inquisite?>> Chiese Emile.
<<Non è così facile figlio mio. De la Tour ha il favore del Papa e del Re. Purtroppo dovremmo sottostare al volere di Dio ed alle macchinazioni degli uomini, ma so di certo che questo non fermerà la verità. I Templari da tempo hanno ceduto la loro vocazione per il profitto e la gloria personale. Io non sono riuscito a completare il cambiamento, è per questo che mi affido a te.>> Mormorò De Molay alzandosi dalla sedia.
Con passi calmi ma autoritari si diresse verso una parete, li scostando un arazzo e premendo su alcune pietre, portò alla luce una cavità nascosta prendendo all’interno di essa un piccolo pacchetto.
<<Ti chiedo la cortesia di partire, e di portare con te questo oggetto straordinario. Non ne dovrai, anzi, non ne dovrete fare parola con nessuno. Dovrete nasconderlo e proteggerlo fino alla vostra morte. Non utilizzatelo, non è stato costruito per noi... io a mie spese ne ho saggiato la forza e ne sono uscito sconfitto. Ora lo affido a voi perchè abbiate più discernimento di un povero vecchio!>> Così De Molay consegnò loro l’oggetto custodito in un piccolo cofanetto di madreperla avvolto in un panno rosso.
“E’ quello che vogliono?”
Dopo aver dato loro delle istruzioni li congedò.
Emile e Vael si mossero di notte, senza effigie, senza grandi possedimenti se non una grande fortuna in fiorini dati a loro dal Gran Maestro del Tempio.
Per superare i confini escogitarono un modo singolare. Comprarono una carrozza, legarono i loro due cavalli e si offrirono di accompagnare dei mercanti oltre confine, fingendosi dei cocchieri. L’oro era stato accuratamente nascosto nel doppio strato di fondo della carrozza.
Ewan venne strappato al passato all’improvviso, da uno strano suono acuto e da una forte luce.
Ewan venne strappato al passato all’improvviso, da uno strano suono acuto e da una forte luce.