La fine della Fede Templare

"La fine della Fede Templare" è il titolo di questa Fan Fiction che inizia nel 2012, ma torna a rivivere gli ultimi anni dell'Ordine Templare nel 1300.

sabato 15 ottobre 2011

.:[PROLOGO]:.

Le luci delle auto che correvano lungo la strada principale, erano oramai lontane. Se ne sentiva solo il rumore continuo a qualche isolato di distanza. Sopra di lui il cielo si era fatto nuvoloso rispetto al pomeriggio. Niente stelle, niente luna. Il buio quindi lo avrebbe aiutato a scappare dai suoi inseguitori, ma c’erano ancora i lampioni. 


Ai due lati della strada deserta, gli alti pali metallici s’innalzavano come steli di fiori verso il cielo. La loro luce riflessa sui vetri delle auto non era molta, ma sarebbe bastata a chiunque per poter notare la sua solitaria fuga.


Era iniziato tutto qualche km più indietro, in un palazzo di vetro nel centro della città. Fuggito con l’aiuto di un insospettabile alleato, era riuscito a prendere la metropolitana fino ai sobborghi. Una volta trovato un internet caffè, aveva seguito le istruzioni per contattare Giano. Sedutosi nell’anonima postazione, si era trovato un poco spaesato nel dover navigare su strani siti cospirativi per trovare un dio romano. La pagina che aprì in ogni caso, gli tolse ogni dubbio. L’immagine del dio bifronte, che capeggiava sui due battenti di un portale chiuso, era inequivocabile. Cliccò velocemente sulla serratura e gli comparve un piccolo pop-up di login.


Username e pass gliele aveva fornite il suo salvatore.

USERNAME: HESYRA
PASSWORD: IIVIIVIIVIII

Non aveva alcuna idea di cosa significassero, ma sapeva che doveva usarli.


La successiva schermata era identica alla prima. Lo sfondo nero faceva da cornice a poche semplici istruzioni e ad un orario. Uscì dalla pagina, cancellò la cronologia e poi digitò alcune semplici istruzioni in un programma. Dieci minuti dopo, dalla vetrina di un negozio di libri, si tranquillizzò. I computer per lui non avevano segreti, e quel semplice messaggio, “NON LASCIARE TRACCE” era stato recepito con successo. Tutti i PC dell’internet caffè erano andati in crash come da programma e gli avventori stavano uscendo visibilmente irritati.


Da quel momento non aveva fatto altro che nascondersi e prepararsi per poter sfuggire ai suoi inseguitori. Non sapeva però che loro disponevano di molte più risorse. La prima volta che li vide, fu per puro caso. Con quel caldo 6 soggetti in completo nero attiravano l’attenzione come i fuochi d’artificio in una notte senza luna. I Suv neri, dall’altra parte della strada non facevano altro che confermare la sua ipotesi.


Scese nella metropolitana, e si avviò verso la linea rossa, che lo avrebbe portato ancora fuori città, all’altezza dei bagni però, deviò e si spostò verso quella azzurra che lo portava in città. Un buon diversivo consiste nell’effettuare uno spostamento inverso a quello che i propri inseguitori credono più logico. In questo caso allontanarsi dalla sede. Lui concordava appieno.


Così, dopo aver raggiunto il centro cittadino, il pomeriggio proseguì tranquillamente, mangiò un trancio di pizza, si confuse con la folla ed i piccoli mercatini fino a che non dovette riprendere la metropolitana per raggiungere il luogo dell’appuntamento indicato da Giano.


A quel punto fu costretto a deviare più volte percorso perché i suoi inseguitori si erano adeguati al suo metodo. Non prese ne autobus ne taxi poichè il traffico poteva bloccarli, ed a quel punto sarebbe stato in trappola. Si destreggiò tra i vicoli, sfruttando il caos, le vie strette e con molti punti di fuga.


Giunto al luogo dell’appuntamento però, seppe che tutte quelle precauzioni, non avevano sortito alcun effetto. Loro lo stavano aspettando. La piccola piazza che si apriva d’innanzi al monumento del tardo 1300 era gremita di folla. La fontana circolare proprio al centro, garantiva ai turisti un pò di refrigerio. Nascosto in una piccola congrega di tedeschi  acuii la vista quel tanto che bastava a notare i soliti gentleman dei Suv.


Seguendo il gruppo, passò senza problemi la porta “Jovis” poi si mosse con disinvoltura in avanti mentre la guida mostrava la torre e le varie rifiniture merlate del palazzo. Gli uomini in nero però lo avevano notato. Raggiunta l’altra parte della costruzione usci sul parco prima d’iniziare a correre per le strade, entrando negli edifici più anonimi e prendendo vie alternative. Si rifugiò in un piccolo Pub per qualche ora, poi al tramonto si mosse con attenzione. Riprese la metropolitana e subito tornò in strada, fino a quella in cui era ora.


Sapeva dove si trovava, e già intravedeva la sua salvezza. Scattò un’ultima volta, ma il Suv nero che lo seguiva da due isolati gli era addosso. Dal finestrino abbassato partirono dei suoni sordi, spari. Cercò di ripararsi dietro una Yaris grigia, ma era stato colpito alla coscia. Non volevano ucciderlo sapeva, volevano le sue informazioni. 


Il dardo magnetico che lo aveva colpito, era progettato in modo da elettrificare i muscoli e provocare un doloroso spasmo. Digrignò i denti, si alzò appoggiandosi alla macchina e poi scattò in avanti sapendo che il Suv avrebbe dovuto fare retromarcia prima di immettersi sulla strada, mentre lui era vicino alla sua salvezza.


Girò l’angolo e si trovò nel panico. Aveva sbagliato vicolo. Innanzi a lui la strada chiudeva il passo con un piccolo muro ed un alto cancello. Dietro di lui l’inchiodata e i fari del Suv gli fecero capire che aveva perso la sua battaglia. Si lascio cadere al suolo con la schiena appoggiata ai freddi mattoni senza nemmeno guardare i 3 uomini in completo scuro che scendevano dall’auto.



<<Chiamate Breuher! Lo abbiamo preso!>> Disse uno di loro mentre si avvicinava con la speciale pistola spianata ed un’espressione trionfante sul volto. <<Kirk. Il tranquillante!>>


Mentre uno di loro comunicava l’avvenuta cattura, l’altro sfoderò un’altra arma, più piccola e sottile. Il fuggitivo la riconobbe subito negli spasmi di dolore che il dardo elettrico ancora provocava alla sua gamba. Lo avrebbero addormentato prima del trasporto all’Abstergo.


Sorrise istericamente, abbassò il capo e chiuse gli occhi conscio della propria sconfitta...